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Prestare libri fra privati: cosa dice la legge

Si può prestare un libro comprato? Rivenderlo? Regalarlo? Sì, e il motivo ha un nome — esaurimento del diritto di distribuzione. Dove finisce il diritto dell'editore sulla tua copia, e dove invece le regole cambiano.

È una domanda che quasi nessuno si pone finché non sta per pubblicare il proprio scaffale su un sito, e a quel punto se la pone tutta insieme: prestare un libro che ho comprato è legale? E se il libro non torna? E se invece di prestarlo lo regalo? E gli e-book?

La risposta breve è tranquillizzante: prestare, regalare e rivendere la copia di carta che hai comprato è pienamente lecito, e non serve il permesso di nessuno. La risposta lunga è più interessante, perché spiega perché — e perché per gli e-book la risposta è opposta.

Questa pagina è divulgazione, non consulenza legale. Riporta il quadro generale italiano ed europeo con i riferimenti per verificarlo; per un caso specifico serve un professionista.

Il principio: l'esaurimento

Il diritto d'autore riserva all'autore (e a chi ne acquisisce i diritti, tipicamente l'editore) una serie di diritti esclusivi. Fra questi c'è il diritto di distribuzione: mettere in commercio o comunque a disposizione del pubblico gli esemplari dell'opera.

Se quel diritto fosse illimitato, nessuno potrebbe rivendere un libro usato senza chiedere il permesso all'editore. Non è così, per una regola precisa contenuta nell' articolo 17 della legge 633 del 1941: il diritto di distribuzione si esaurisce con la prima vendita — o con il primo atto di trasferimento della proprietà — effettuata nell'Unione europea dal titolare o con il suo consenso.

Tradotto: nel momento in cui l'editore vende quella copia, il suo controllo su quella copia finisce. Da lì in poi l'esemplare è un oggetto tuo, e puoi farne quello che fai con qualunque oggetto tuo: prestarlo, regalarlo, rivenderlo, tenerlo chiuso in cantina. È la stessa ragione per cui esistono i mercatini dell'usato e le bancarelle.

Attenzione a cosa non significa. L'esaurimento riguarda la circolazione della copia fisica, non il contenuto: non ti autorizza a fotocopiarla integralmente, a scansionarla e metterla online, né a farne una traduzione da pubblicare.

Il prestito fra privati

Il prestito gratuito da persona a persona è la forma più tranquilla di tutte. Non trasferisce la proprietà, non ha scopo di lucro, e riguarda un esemplare la cui distribuzione si è già esaurita. Nessuna norma lo assoggetta ad autorizzazione, e nessun editore ha mai sostenuto il contrario per una copia di carta prestata a un vicino.

Un chiarimento che serve: esiste una nozione di diritto di prestito pubblico, che riguarda le biblioteche e i loro cataloghi, ed è un istituto diverso. L' articolo 69 della stessa legge stabilisce che il prestito eseguito dalle biblioteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici, ai soli fini di promozione culturale e studio personale, non richiede autorizzazione e non comporta remunerazione al titolare. È una norma sulle istituzioni: non è la base del prestito fra vicini, che sta in piedi da sé.

Dove le regole cambiano

Gli e-book non si prestano né si rivendono

Qui la risposta si rovescia, ed è la sorpresa più comune. Nel 2019 la Corte di giustizia dell'Unione europea, decidendo il caso Tom Kabinet (C-263/18), ha stabilito che la fornitura di un e-book tramite download per uso permanente non rientra nel diritto di distribuzione, bensì in quello di comunicazione al pubblico. E la comunicazione al pubblico non si esaurisce.

La conseguenza pratica è netta: non esiste un mercato dell'usato per gli e-book, e rivenderne uno richiede l'autorizzazione del titolare. Quello che hai comprato non è una copia ma una licenza d'uso, e le licenze si leggono prima di firmarle — anche quando la firma è un pulsante «Acquista con un clic».

È anche il motivo per cui un sito di condivisione fra vicini ha senso solo con i libri di carta. La carta si presta perché è un oggetto; il file no, perché non lo è mai stato.

Le fotocopie hanno un limite numerico

L'articolo 68 consente la riproduzione per uso personale di opere dell'ingegno tramite fotocopia o sistemi analoghi entro il quindici per cento di ciascun volume (o fascicolo di periodico), escluse le pagine pubblicitarie. Fotocopiare un capitolo per sé rientra tipicamente in quel limite; fotocopiare l'intero volume per non doverlo comprare, no — a prescindere dal fatto che l'originale sia tuo.

Le biblioteche hanno un regime proprio

Oltre all'articolo 69 sul prestito, le biblioteche accessibili al pubblico, i musei e gli archivi pubblici godono di eccezioni specifiche per la riproduzione destinata ai propri servizi, senza vantaggio economico diretto o indiretto. Sono norme pensate per le istituzioni: non si estendono per analogia a un gruppo di vicini, e non ce n'è bisogno.

Le tre domande pratiche

«Se il libro non torna, ho perso qualcosa di legalmente rilevante?»

Hai perso un oggetto tuo, come se avessi prestato un trapano. È materia di rapporti fra persone e, nei casi estremi, di diritto civile ordinario — non di diritto d'autore. Nella pratica, per un libro di carta, la strada è quella descritta nella guida su quando un prestito va storto, non un avvocato.

«Posso chiedere dei soldi per il prestito?»

Il noleggio a pagamento è un'altra cosa dal prestito gratuito, ed è un terreno su cui non conviene avventurarsi in modo improvvisato: il diritto di noleggio ha una disciplina propria. Serenlibrità è per definizione un servizio di prestito gratuito fra persone, e questo taglia la questione alla radice.

«E la copertina? Posso fotografarla e pubblicarla?»

Fotografare la propria copia per mostrarla in un annuncio di prestito è un uso descrittivo e proporzionato, comunemente accettato: serve a identificare l'oggetto che hai in mano. Diverso sarebbe estrarre l'immagine di copertina da un catalogo altrui e ripubblicarla come contenuto proprio.

In breve

  • Il diritto di distribuzione si esaurisce con la prima vendita (art. 17 L. 633/1941): la tua copia di carta è tua.
  • Prestarla, regalarla e rivenderla è lecito e non richiede permessi.
  • L'esaurimento riguarda la copia, non il contenuto: niente riproduzione integrale.
  • Gli e-book fanno eccezione: nessun esaurimento digitale (CGUE, Tom Kabinet, C-263/18, 2019).
  • Fotocopie per uso personale entro il 15% del volume (art. 68).
  • Il prestito bibliotecario (art. 69) è un istituto diverso, per le istituzioni.